Roberto Mazzantini Presidente di Via Nassa

Da poco eletto Presidente di Via Nassa, in cosa consiste il suo ruolo e quali le sue priorità in agenda?
“Lugano nel corso degli ultimi decenni ha subito numerose trasformazioni indipendenti dalla nostra volontà di commercianti e cittadini, cambiamenti che a livello economico e sociale hanno portato a un radicale mutamento della clientela dei negozi del centro e, in particolare, della Via Nassa. Personalmente ritengo che sia giunto il momento di agire con determinazione definendo una strategia di marketing e di comunicazione mirata e creando nuove sinergie con Enti pubblici e privati con l’obiettivo esplicito di fare ritornare la Via Nassa quel centro d’interesse esclusivo per i ticinesi e per i turisti. Non possiamo ovviamente tornare indietro nel tempo ma possiamo, anzi dobbiamo, operare per raggiungere il nostro pubblico chiunque e ovunque esso sia. La visione di tutti gli associati oggi deve essere quella di ampliare il proprio orizzonte abbracciando il concetto di “Luxury District” a livello internazionale mentre la missione del Comitato è quella di confermare e consolidare il ruolo di Via Nassa quale “polo del lusso” lavorando uniti per attrarre, conquistare e fidelizzare sempre nuove fasce di clientela. I miei obiettivi a breve, e pertanto le mie priorità, sono quelle di creare una strategia di marketing che possa rispondere ai bisogni degli Associati e di quelli dei loro clienti, di elaborare un rebranding dell’Associazione Via Nassa, attraverso un lavoro grafico della corporate e una revisione del sito internet e di pianificare campagne di comunicazione online e offline. Ovviamente dovremo sin da subito organizzare attività di PR, gestire la ricerca di Partner istituzionali e privati, implementare e gestire attivamente i Social media e, perché no, esplorare il futuro che è già il nostro quotidiano: pagamenti in criptovalute, Metaverso… Partendo dall’enogastronomia per arrivare alla moda passando per l’arte l’obiettivo, mio e dei miei colleghi di Comitato, è quello di portare attività e interesse non solo lungo la Via, ma soprattutto all’interno dei negozi”.

Di cosa ha bisogno Lugano per affermarsi ulteriormente nel mondo del lusso/moda?
“Quello del lusso è un concetto complesso alla cui determinazione concorrono diversi elementi e per questo non può essere considerato come un valore assoluto ma deve essere analizzato in riferimento all’ambito territoriale all’interno del quale si concretizza e si sviluppa. Via Nassa sotto quest’aspetto rappresenta un unicum a livello globale: in soli 414 metri di lunghezza raccoglie le più importanti griffe e i più famosi brand del lusso al pari di vie ben più blasonate: Via della Spiga e Montenapoleone a Milano, Via Condotti a Roma, Rue du Faubourg Saint-Honoré a Parigi, Bond Street a Londra, Rodeo Drive a Los Angeles…
La differenza? Che stiamo parlando di città con milioni di abitanti e non di una cittadina che ha meno abitanti di Monza. La risposta alla sua domanda sta proprio qui. Lugano è una città geneticamente e storicamente votata al lusso, una località d’approdo per migliaia di persone che hanno qui trovato riparo, protezione e le condizioni ideali per lavorare o ritirarsi dopo una carriera ricca di successi. Basta passare in rassegna le eccellenze internazionali distintesi in tutti i settori che, dal XVIII secolo in avanti, hanno contraddistinto la storia mondiale per capire che Lugano è diventata sempre più un punto di riferimento a livello europeo.
Per affermarsi ulteriormente nel mondo del lusso e della moda Lugano deve quindi semplicemente ricordarsi da dove viene e qual è sempre stato il suo ruolo nella storia. Poi, naturalmente, deve aumentare il proprio lavoro a livello di comunicazione e marketing verso tutti i mercati emergenti per arrivare a sostituire quei segmenti di clientela che la perdita del segreto bancario, la crescita della tassazione per alcune fasce di cittadini stranieri residenti, la pandemia e ora la tragica situazione in Ucraina le ha fatto perdere”.

Imprenditorialmente attivo da quasi 30 anni. Imprenditoria e Ticino, a che punto siamo? Si fa abbastanza?
“Ancora una volta dobbiamo guardare al passato per comprendere il presente. Quel movimento verso il Ticino di persone facoltose iniziato nel 1800 ha gradualmente trasformato un popolo di coltivatori/allevatori, che emigrava ovunque nel mondo per cercare condizioni di vita migliori, non solo in stanziali ma in abili impiegati e amministratori. La crescita del sistema bancario, corrispondente al boom economico degli anni ’60 ha fatto poi da catalizzatore portando a 4 gli stereotipi del “posto sicuro”: le Banche, le Ferrovie, la Posta e, naturalmente lo Stato.
È chiaro che in queste condizioni economiche l’imprenditoria non si è sviluppata al pari di aree a noi limitrofe come, ad esempio, la Brianza.
C’è da considerare inoltre che il Ticino è separato dal resto della Svizzera fisicamente dalla catena alpina e culturalmente dalla lingua ed è pertanto ovvio che per un imprenditore ticinese diventa molto difficile crescere e competere alla pari con un suo omologo di Zurigo.
Attualmente sono attive oltre 34.000 imprese di cui oltre 29.000 hanno meno di 5 dipendenti. Comprenderà dunque che stiamo parlando di artigiani, nemmeno di PMI.
Per avvicinare i giovani al mondo dell’imprenditoria e per condividere, ispirare, rafforzare e trasmettere i valori imprenditoriali, nel 2015 ho partecipato insieme ad altri 11 imprenditori alla fondazione di ImprendiTi (www.imprenditi.ch) il cui obiettivo è quello di valorizzare gli imprenditori promuovendo la loro crescita e il dialogo con la comunità che li circonda.
ImprendiTi è nata perché tutti noi abbiamo sentito forte la responsabilità nel progettare il futuro del nostro territorio, traendo ispirazione dalle innovazioni e dalle tendenze globali sfidando le nuove generazioni ad adottare con coraggio ed entusiasmo lo spirito imprenditoriale”.

Saper comunicare, quanto è importante per un’azienda?
“Se fino a prima del Covid era fondamentale saper comunicare, oggi per qualsiasi azienda, anche piccolissima, è fondamentale saper comunicare a livello digitale! Per la maggior parte delle imprese ticinesi l’area digitale relativa al rapporto cliente-consumatore è sempre stata interpretata come una finestra di comunicazione o al massimo come una finestra di dialogo, mai come un canale dove fare vivere un’esperienza. Negli ultimi anni abbiamo certamente assistito ad un’accelerazione ma quasi tutti hanno approcciato al digitale in modo molto simile a quanto hanno sempre fatto con la comunicazione tradizionale. Oggi il 45% della popolazione mondiale è rintracciabile nei social network e questo mondo interconnesso, o per meglio dire iperconnesso, vuole vivere un’esperienza di brand in tutti i canali con i quali entra in contatto. Tutto ciò ha complicato terribilmente il modo di fare pubblicità e oggi è assolutamente necessario essere in grado di analizzare i dati che il mondo della comunicazione digitale è in grado di generare. Per questo motivo è necessario ad ogni livello fare accrescere le proprie competenze oppure affidarsi a specialisti che al loro interno abbiano un “digital team”, un gruppo di persone che è stato formato ed è professionalmente cresciuto in ambito digitale. Gli strumenti digitali che il mercato oggi offre a costi sempre più accessibili, danno ad ogni imprenditore l’opportunità di pensare ai propri clienti con l’obiettivo di conoscerli sempre meglio, per arrivare a fornire loro prodotti e servizi sempre più mirati.
In pratica, l’ottimizzazione della cosiddetta “customer experience” (l’esperienza complessiva che i clienti vivono durante tutta la loro relazione con l’azienda) avviene attraverso tre principali linee guida: visione, capacità innovativa e flessibilità operativa.
Per prima cosa è però necessario cambiare l’approccio mentale di chi ha un qualsiasi ruolo di vertice, e questa è forse la parte più difficile. Chiunque sia oggi al comando deve comprendere che d’ora in poi nulla sarà più come prima e che pertanto, se non ne ha le capacità, deve farsi affiancare da chi è preparato e pronto a questo cambiamento.
Questo non significa cedere lo scettro del potere ma, sapendo di non sapere, cercare comunque di guidare il cambiamento dando le linee guida per evitare che la filosofia aziendale e la reputazione acquisita in anni di duro lavoro vengano compromessi da strategie dell’ultimo minuto”.

Fonte: INFOpmi n° 38